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Acquisti su Internet: superati i sei miliardi

Si vendono sempre di più servizi (sono il 70% del business complessivo) e si amplia il distacco rispetto ai prodotti fisici. L'offerta dei primi spazia dai viaggi e pacchetti turistici alle assicurazioni online e ricariche del telefonino. Sono i risultati principali emersi dal rapporto «L'ecommerce B2c inItalia:una crescita che sfida la crisi» realizzato da Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano, e dalla School of Management del Politecnico di Milano che sarà presentato domani nel capoluogo lombardo.È l'abbigliamento, con un giro d'affari di circa 250 milioni di euro, il comparto che ha messo a segno la migliore performance di crescita, con un +43% rispetto all'anno scorso. «I principali brand della moda sono appena entrati nel commercio online sottolinea Alessandro Perego, responsabile scientifico dell'Osservatorio e tra tre anni mi aspetto che l'importanza dell'abbigliamento cresca molto, con tassi vicini al 100% l'anno». In termini assoluti, invece, è il turismo il settore più importante: vale ben 3,4 miliardi (+28%) e ha una quota sulle vendite online del 56 per cento. Il suo sviluppo è legato al successo delle compagnie low cost, i cui biglietti rappresentano il 90% delle vendite online del settore, ma anche alle prenotazioni alberghiere, anche se tra gli internauti si fa strada l'abitudine di acquistare pacchetti turistici.Un quinto delle vendite, 1,26 miliardi, è riconducibile a settori difficilmente classificabili, tra cui le vendite tra consumatori (come quelle perfezionate su eBay), le ricariche telefoniche, il ticketing e diverse voci dell'e-commerce come, per esempio, gli acquisti di auto e moto. La sua crescita (+7%) sarà però la più bassa tra i comparti considerati.«Il ciclo congiunturale sta spingendo le imprese, in particolare quelle con un canale di vendita diretto, a sviluppare il canale del commercio elettronico commenta Roberto Liscia, presidente del consorzio Netcomm che raggruppa le imprese italiane dell'ecommerce sia per raggiungere i clienti potenziali sia quelli esteri, da tempo abituati a questa modalità di acquisto».Per quanto riguarda le prospettive di crescita Liscia è ottimista. «Ho l'impressione che, come nel 2007, le vendite natalizie saranno buone per l'e-commerce, spinte dalle scelte last minute a favore dei prodotti scontati. Per il prossimo anno mi aspetto una crescita molto superiore perché il 2008 è stato un anno di transizione, con il varo di molte iniziative ora in fase di completamento».D'altronde,sono ben 18 milioni gli internauti italiani che ormai cercano informazioni e confrontano l'offerta di prodotti e servizi sul web, praticando il cosidetto «info-commerce», anche se solo sei milioni sono quelli che effettivamente acquistano online. È questo il potenziale perimetro di crescita dello shopping su internet che però rimane per ora un fenomeno che non ha espresso tutte le sue potenzialità, nonostante i tassi di crescita a due cifre. I sei miliardi del valore degli acquisti online, infatti, rappresentano poco meno dell' 1% del totale delle vendite ai consumatori finali: poca cosa guardando all'Europa dove il valore del B2c è pari al 6-7%.In Italia è attivo un terzo degli acquirenti online rispetto ai francesi e poco più di un quarto di quelli inglesi e tedeschi. La spesa media annuale di un web shopper italiano è intorno ai 900 euro, inferiore del 15-20% rispetto a quella di tedeschi e francesi e meno di un terzo di quella degli inglesi.


di Enrico Netti


Fonte : Il Sole 24 Ore del 3 Novembre 2008







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